Emy Priolo: “La Reggio S.C. – M. Priolo una seconda famiglia per me”

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Intervista alla “dea ex machina” della compagine dello Stretto che domenica scorsa ha completato il “double” campionato-Coppa Italia regionale

Una bella realtà calabrese tutta al femminile, la dimostrazione che la passione va al di là di ogni ostacolo e la perseveranza di credere in un progetto, in una comunione di intenti. Parliamo della Reggio Sporting Club- M. Priolo, la squadra di C5 femminile vincitrice della Coppa Italia e del campionato di serie C che porta le ragazze di mister Scopelliti direttamente in serie A2. Una vita dedicata al futsal, quella della co-fondatrice e dirigente Emy Priolo, la prima a credere nella forza di un gruppo compatto e, soprattutto, unito dalla stessa passione per il futsal. Sarà proprio lei a raccontarci il percorso e gli aneddoti della sua squadra, la scalata da “un calcio al pallone” fino alla Final Four ed al raggiungimento della A2.

Foto vittoria del campionato per la Reggio S.C. M. Priolo

Solo un anno fa è nata la partnership tra Reggio FC e la sua A.s.d. M. Priolo, un progetto ambizioso già in partenza, quando lei dichiarò “l’intento è di raggiungere la A2”. Tirando le somme, Coppa Italia conquistata, campionato di serie C dominato e salto di categoria in A2 prima della fine del campionato. Direi che gli obiettivi stagionali siano stati raggiunti e anche superati. Quali sono stati i fattori vincenti?

Emy Priolo e il padre Michele

Sì, vero. La nostra squadra è esiste da dieci anni, è stata fondata da me e da Domenico Marrara per gioco. Domenico era mister dei ragazzini del Mirabella, una scuola calcio di Vito a Reggio Calabria. Noi mamme aspettavamo lì i nostri figli e lui ci ha proposto di iniziare a tirare anche noi un calcio al pallone. Abbiamo iniziato così, per gioco, gioco che poi è diventato una passione, anche perché, insieme ai fondatori, c’era Benedetta Cozzupoli, una delle mie più care amiche che giocava bene a pallone, era il nostro portiere, che si è affezionata e ha portato questa squadra avanti, ci ha iscritto ai campionati e poi purtroppo, sette anni fa, è morta a 37 anni, quindi io ogni anno organizzo un memorial per ricordarla invitando tutte le squadre calabresi. Questa passione, che lei aveva fortissima, ho deciso di portarla avanti in ricordo suo. Poi, purtroppo, si è unita la perdita di mio padre, un grande sportivo, che mi ha portato a costituire la A.s.d. Michele Priolo, ecco perché Reggio Sporting Club – M. Priolo, quindi ho portato avanti le ragazze nei vari campionati fino alla sfida della serie C, giocando per cercare di raggiungere livelli sempre più alti. Il mio obiettivo era quello di creare una squadra unica a Reggio perché c’erano tante squadre, insomma unire le forze, però non ci sono mai riuscita perché nel futsal, specialmente in uno spogliatoio femminile, c’è tanta competizione, ci sono tante incomprensioni tra le ragazze, è difficile insomma. Io bacio a terra per le ragazze che ho, perché sono una più intelligente, garbata, intuitiva dell’altra.

Scopelliti

Di fatto, quindi, iniziamo questa esperienza che poi ci porta ad unirci all’attuale mister Peppe Scopelliti, che è un grande giocatore di futsal ed è un grande mister: penso sia il più grande mister che ci sia in Calabria. Lui aveva una sua squadra, si è unito a noi ed abbiamo creato questa squadra che inizialmente si chiamava Mirabella. Quando eravamo Mirabella abbiamo vinto la prima Coppa Italia regionale, sono tre anni di seguito che siamo campioni. Da lì, sempre con lo stesso staff e le stesse ragazze, siamo passate dal Mirabella al Cataforio, perché era la squadra dove giocava il mister Scopelliti. Ci siamo sempre autogestiti con sponsor nostri, quindi con le forze mie, della mia ASD, ci abbiamo gestito tutte le spese, è sempre stata una cosa familiare. Poi è successo che, purtroppo, l’anno scorso il Cataforio per problematiche con la maschile non ha potuto fare la femminile e quindi siamo diventati Sporting Reggio. Un’unione venuta in maniera spontanea, anche perché con Antonio Girella, presidente della maschile, ci conosciamo da quando eravamo ragazzini, un carissimo amico d’infanzia.

Giocare una Final Four e addirittura portare il titolo a casa credo sia un’esperienza unica e carica di emozioni. Cosa si prova a viverla in prima persona?

La Reggio S.C. M. Priolo alza la Coppa Italia regionale a San Giovanni in Fiore

L’esperienza della Coppa non è stata la prima, bensì la terza, però quest’anno siamo riusciti a raggiungere anche l’obiettivo del campionato che è stata un’emozione fortissima. Un’emozione sia vincere la Coppa in campo, sia vincere il campionato prima della fine. Vedere queste ragazze che hanno creduto e supportato la nostra voglia di andare avanti, si è creato uno spogliatoio bellissimo, si sono impegnate al massimo, ci siamo contraddistinti per unione e correttezza, questa correttezza è difficile da trovare in uno spogliatoio femminile che è difficile da gestire. Spesso anche a livello dirigenziale prevale la scorrettezza, ne abbiamo viste tante, ma noi andiamo avanti per la nostra strada, andiamo avanti nel rispetto degli altri e degli avversari in campo, perché le nostre ragazze questo sanno. Siamo andati avanti raggiungendo questo obiettivo e questa emozione, quindi oggi siamo ancora più forti di prima. Speriamo che la città ci venga incontro anche con degli sponsor e degli aiuti perché ci siamo sempre e solo autogestiti.

Lei è dirigente e co-fondatrice del Reggio Sporting Club Priolo, un ruolo prestigioso ma anche carico di responsabilità. Si sente ripagata dell’impegno e del lavoro che ha riposto in questa realtà? Quali sono i progetti e gli obiettivi futuri?

Ho fatto tanti sforzi, tanta fatica, anche personale, ma l’ho fatta col cuore perché per me questa è una seconda famiglia. Ti dico un aneddoto importante: da quando è morta Benedetta, i suoi guanti ce li siamo portati in campo, nelle varie partite e, il motto, prima di ogni match è urlare “Uno, due, tre, per Benci”, la nostra Benedetta, la mia cara amica che, insieme a mio padre, da lassù penso saranno contentissimi e soddisfatti di questo traguardo. Domenica prossima faremo l’ultima partita in casa e ci sarà la premiazione e poi ci rimboccheremo le maniche per organizzarci per il campionato di A2 che, nel rispetto della nostra mentalità, correttezza e serietà, io spero di riuscire a portare avanti sempre con lo stesso staff, perché è uno staff meraviglioso con il quale non ho mai avuto difficoltà o problemi perché abbiamo veramente un unico intento, quello della lealtà, correttezza, sportività, della crescita sana delle ragazze e cercare di raggiungere gli obiettivi. Ci impegneremo al massimo per cercare di non fare cattiva figura, perché l’A2 è tosta, però è un’emozione davvero indescrivibile. Sono stata ripagata dall’affetto e dalla stima delle ragazze e dello staff.

Sappiamo le difficoltà di una donna ad inserirsi e ritagliarsi il suo spazio in un ambiente visto come prettamente maschile. Fortunatamente, nel 2022, le cose sono cambiate anche se la strada è ancora lunga per il pieno riconoscimento delle competenze della figura femminile nel mondo del pallone. A tal proposito, come è stata la sua esperienza?

Faccio fatica perché è una esperienza, oltre che gratificante, anche tanto faticosa, non tanto perché sono donna ma perché è un ambiente, sì bellissimo ma, sotto certi aspetti, un po’ subdolo se non ci si sa regolare e se non si sa come muoversi. Resta comunque un’esperienza davvero entusiasmante che condivido con tutto lo staff e le ragazze.

Un’avventura, quella della squadra reggina, che sicuramente restituisce allo sport la sua vera indole, quella dell’importanza del gruppo e della passione che spinge fino alla conquista di importanti traguardi, con le proprie forze, con le proprie tempistiche, ma con dei risultati che, alla fine del percorso, premiano e gratificano tutti, atleti e società che hanno creduto in un sogno che si è fatto progetto e poi realtà.